Capitolo #5 Non si può celare il sole con un dito Sede centrale della United States Space Force, Il Pentagono, Arlington, Virginia - 15 agosto 2049, ore 07:15 a.m. — Buongiorno. Da parte mia sono pronto per iniziare il settaggio. Quanto tempo stima che richiederà approssimativamente? La chiamata è fissata per le otto. Il generale Thorne si era appena rivolto al tecnico delle comunicazioni in tono gentile, tenendo le mani immobili sui braccioli della poltrona. La maglia di rete nera che formava la seduta aderiva al suo corpo con precisione. — Buongiorno Generale, saremo pronti in meno di venti minuti. Il tipo di mappatura che è stata programmata per questa chiamata è di livello piuttosto semplificato. Mi hanno detto di privilegiare la qualità audio. Il tecnico era un uomo di mezza età, di origine probabilmente sudcoreana, almeno a giudicare dai lineamenti del viso. Mentre parlava continuava ad armeggiare senza sosta con una tastiera touch appoggiata sopra ad un minuscolo leggio in alluminio satinato. L'espressione distesa e tranquilla del suo viso contrastava con i movimenti frenetici delle dita sullo schermo. — Adesso le chiedo solo di allargare le braccia fino che non si trovano in linea con le spalle. — Non ho mai capito bene perché usiamo questi affari. Quando ero giovane per fare una video chiamata bastava premere un tasto! — esclamò il Generale mentre eseguiva il movimento richiesto. Poi, abbassando il tono di voce, precisò: — La verità è che mi irrita un po’ il fatto di non avere mai capito bene come diavolo facciano a funzionare... — Oh, guardi, concettualmente si tratta di una cosa piuttosto semplice: lo scanner sta mappando una percentuale degli atomi del suo corpo, dopodichè il sistema programmerà una identica quantità di particelle subatomiche situate proprio qui, sotto ai suoi piedi. — spiegò l'addetto. — E poi che succede di preciso? — Succede che il sistema fa il ping alle particelle situate nel riquadro di ricezione dall'altro capo, attivando l'entanglement quantistico. Appena riceveremo il ping di ritorno saremo pronti... Siamo già al 60%! — Ah, davvero semplicissimo! — concluse Thorne in tono chiaramente sarcastico. Il tecnico si lasciò andare ridendo di gusto. Poi raccomandò al generale di non fare lo stesso, per non disturbare la mappatura muovendo troppo i muscoli del viso. — Devo fare il Cristo in Croce ancora per molto? — ironizzò lui. — Oh! Mi scusi tanto! Adesso può abbassare le braccia, ci siamo! Siamo pronti, il test sincrono è già stato eseguito. La connessione è attiva e funzionante. Quando vuole iniziare prema il tasto verde sul bracciolo per chiamare dall’altra parte. Per quanto mi riguarda, quello che dovevo fare l’ho fatto. La saluto cordialmente e tolgo subito il disturbo! Thorne, sollevato, salutò il tecnico con un gesto del capo, combinato con il movimento della mano destra. La stanza che aveva scelto per la conversazione olografica con la base NASA di Merritt Island era situata in un’area poco frequentata dell’enorme complesso del Pentagono. Vi si accedeva tramite un corridoio senza finestre, illuminato da luci led di vecchia generazione, a luce fredda. La saletta era spartana, essenziale, circondata da pareti di cemento a vista. Un unico spiraglio di luce naturale filtrava attraverso un solartube piazzato al centro del soffitto. Qualcuno dei dipendenti del Pentagono l’aveva soprannominata «l’Obitorio». Il generale l’aveva trovata perfetta per la chiamata con la dottoressa Vasquez: l’evento doveva essere breve, informale, e tuttavia estremamente riservato. Quel luogo era precisamente quello di cui Thorne aveva bisogno. Tutto ormai era stato accuratamente predisposto per la call. Il display sulla parete di fronte segnava le 7.55. Per lui, l’ «Aquila di Milwaukee» , la puntualità non era un vezzo: era praticamente una religione. Così, per ingannare il tempo in attesa dell’orario esatto, attivò lo schermo davanti a sé. Il primo documento che decise di aprire per rileggerlo era un comunicato stampa del SETI, diramato non più di ventiquattr’ore prima. Per Rilascio Immediato SETI Institute 11 agosto 2049 Oggetto: Il SETI rileva un segnale radio di origine ignota dall'orbita di Nettuno Mountain View, CA — Il SETI Institute (Search for Extraterrestrial Intelligence) ha annunciato oggi che il suo network di radiotelescopi orbitali quantistici ha rilevato un segnale radio persistente e coerente proveniente dall'orbita del pianeta Nettuno. La scoperta è stata effettuata il 9 agosto 2049 e ha immediatamente attivato i protocolli di analisi standard dell'Istituto. Il segnale, con una frequenza stabile di 432 Hz, è stato rilevato dai radiotelescopi orbitali dotati di sistemi di intelligenza artificiale per l'elaborazione dei dati. Questi sistemi hanno eliminato le interferenze ambientali e astrofisiche, confermando che la sorgente del segnale non è un fenomeno cosmico naturale noto. La dott.ssa Sonia Steinbeck, direttore della ricerca del SETI Institute, ha dichiarato: "L'insolita stabilità e purezza dell'onda, mai rilevata in quella regione dello spazio, indicano che potrebbe trattarsi di una trasmissione artificiale. Anche se è prematuro trarre conclusioni definitive, la nostra priorità è ora quella di monitorare e analizzare il segnale per comprendere la sua natura e origine. Il nostro team è al lavoro con le agenzie spaziali e gli istituti di ricerca di tutto il mondo." Precedenti osservazioni dei telescopi nella stessa area non avevano mai registrato fenomeni di questo tipo. Il segnale è costantemente monitorato e analizzato. Ulteriori aggiornamenti saranno forniti non appena nuove informazioni saranno disponibili. Informazioni sul SETI Institute: Il SETI Institute è un'organizzazione no—profit dedicata alla ricerca, comprensione e spiegazione dell'origine e della natura della vita nell'universo e dell'evoluzione dell'intelligenza sulla Terra e oltre. Il nostro lavoro include l'esplorazione del cosmo, lo sviluppo di tecnologie innovative e la promozione di un'educazione scientifica di eccellenza. Distolti gli occhi dallo schermo, si rese subito conto che i minuti erano volati. Premette il pulsante verde di chiamata alle 7.59, calcolando un minuto circa per l'avvio. Nell’arco di una manciata di secondi l’immagine tridimensionale della dottoressa Elena Vasquez, Center Director NASA, iniziò ad apparire di fronte a lui, a circa due metri di distanza. La direttrice indossava un completo bianco con giacchino aderente e pantaloni larghi. Un abbigliamento rigoroso e formale, ma privo di logo NASA o altri particolari che potessero ricordare una divisa. Anche Thorne, dal canto suo, indossava una divisa morbida color cachi, ben poco marziale e con il nodo della cravatta allentato. — Buongiorno dottoressa Vasquez, come sta? — Benissimo signor generale, grazie. È un piacere incontrarla. — Come vede non si tratta di un incontro vero e proprio, ma lei comprenderà che dovrò venire da voi a giorni per una riunione ufficiale... L’ho disturbata solo per aggiornarci un pochino... Vasquez annuì decisamente. Poi il Generale continuò senza indugio: — Come avrà notato le notizie grosse corrono più veloci della luce. Evidentemente la relatività generale per le notizie non vale... — ironizzò — È esattamente di questo che avrei piacere di parlare con lei. Immagino avrà visto anche lei il comunicato del SETI e tutto il resto! — Certamente. Da parte nostra non avevamo alcuna possibilità di evitarlo. Come lei ben sa, SETI è una agenzia completamente privata. — spiegò la direttrice con uno sguardo d'intesa — In passato come NASA avevamo una certa influenza su di loro, c’erano dei canali preferenziali, ma oggi... — Sì, lo so bene. Il SETI è inondato di soldi da quelle vecchie cariatidi della Silicon Valley. Ormai possiede molte strutture proprietarie, telescopi orbitali esclusivi, fondi per sviluppo software di intelligenza artificiale... — disse il Generale, mostrandole un sorriso stentato. Vasquez proseguì, con un atteggiamento serissimo. — Vorrei comunque rassicurarla sul fatto che da parte nostra sono certa che non siano filtrate informazioni riservate in alcun modo. Posso garantire personalmente per la lealtà dei miei collaboratori. — Sì, certamente. — la tranquillizzò il generale — La verità è che viviamo in un mondo complicato e interconnesso. C’erano stati movimenti notevoli nella sociosfera già prima del comunicato del SETI, ma questa roba ha dato il colpo di grazia: sembrano tutti impazziti. La questione è troppo succulenta, qualcosa doveva uscire per forza. Non si può oscurare il sole con un dito... Thorne aveva pronunciato quella frase allargando leggermente le braccia, per mostrare un atteggiamento aperto e comprensivo. — Tuttavia, generale, le faccio notare che il comunicato è molto sobrio e stringato. Una cosa, in particolare, mi sembra assolutamente positiva: il SETI non cita minimamente la missione Cinese, non collega la sparizione della navicella all’onda radio captata. Questo è davvero apprezzabile, non crede? — Sì, sono d’accordo, tuttavia la frittata ormai è fatta. Ma veniamo al dunque: da parte vostra, in base ai dati ad oggi disponibili, a quali conclusioni siete giunti? Vasquez si mostrò ancora più decisa. La postura sicura e i movimenti naturali rivelavano la sua intenzione di non lasciare trasparire segni di soggezione. Avanzò leggermente, appoggiando il peso sulla gamba destra. Preso un bel respiro, scostò leggermente i capelli dal viso, e iniziò a illustrare i frutti del lavoro del suo team. — Allora, punto primo: abbiamo ricontrollato dati e misure: la velocità comunicata dai Cinesi sembra corretta. Su questo ci sono pochi dubbi. Possiamo fornire calcoli e documentazione dettagliata se richiesto. Punto due: la sonda cinese non è più individuabile in alcun modo dai nostri sistemi. Al momento, con gli strumenti a nostra disposizione, non sono rilevabili nemmeno rottami e detriti riferibili alla navicella. Thorne sembrava tutto orecchi. Il suo sguardo corrucciato la autorizzava implicitamente a proseguire la sua esposizione senza attendere riscontri. — E adesso veniamo al punto tre, secondo me il più controverso: il segnale continuo e stabile a 432 cicli al secondo è reale e facilmente rilevabile. Fin troppo facilmente per un segnale a bassa frequenza. In base ai dati che abbiamo, che riteniamo assodati, abbiamo provato a fare delle ipotesi plausibili. Se ha piacere di conoscerle sono pronta a illustrargliele. — concluse. — Bene, in seguito avrò piacere di parlare delle vostre ipotesi. Al momento però le vorrei chiedere una sua personale opinione su quello che sta succedendo sui social riguardo a questa faccenda dell'onda a 432 Hz. Thorne era intervenuto con educazione, ammiccando leggermente per cercare un’intesa. Evidentemente supponeva che l’interlocutrice sapesse leggere tra le righe della sua affermazione. Vasquez non si fece cogliere impreparata. — Certo, generale, lo abbiamo visto e ci abbiamo ragionato sopra. È un fenomeno di massa che non era difficile prevedere: andare a cercare negli archivi di quello che fino a qualche anno fa si chiamava «World Wide Web» oppure «Internet» è una cosa alla portata di tutti. Basta interrogare la propria Intelligenza Artificiale Personalizzata di fiducia e lei sciorinerà tutto in pochi secondi. Dopo l’annuncio del SETI la gente ci si è buttata sopra a capofitto! — Trovando appunto quella massa di cavolate antiscientifiche! — la incalzò il generale. — Esattamente. — confermò lei. — Questa cosa della frequenza a 432 Hz è una faccenda vecchia, che all'epoca circolava in ambienti «alternativi». C’era anche un movimento che veniva definito «New Age» che diffondeva strane teorie non verificate di natura spiritualeggiante. — Bene, dottoressa, credo che ci siamo capiti. I social e gli aggregatori di notizie di massa possono tuffarsi nelle superstizioni dei vecchi tempi per fare like e audience quanto vogliono. Noi di certo non perderemo tempo a trastullarci con le leggende esoteriche del passato, ma sta di fatto che tutto questo sta contribuendo a generare una vera e propria Nettunomania nell’opinione pubblica… — Certamente, Generale, è davvero impressionante — gli confermò lei, facendo un chiaro cenno affermativo con la testa. Poi continuò a parlare, con un tono di voce più fievole. — Ah, mi perdoni: nella mia esposizione precedente ho dimenticato un punto di discreta rilevanza: si tratta del controllo sui possibili paradossi relativistici. Sarò breve: la velocità luce non è stata mai superata. E il tanto sbandierato picco a 98,9% è stato raggiunto per soli cinquantaquattro secondi. — spiegò Vasquez, gesticolando leggermente e continuando senza la minima pausa — Non ci sono sorprese nelle rilevazioni. La distorsione è rimasta a livello compatibile con la teoria, ovvero tutto sommato trascurabile. Anche l'ipotesi di un evento correlato alle forze in gioco durante l'inversione della vela in frenata secondo i calcoli non è plausibile… Elena Vasquez era un fiume in piena. Thorne, rimanendo seduto sulla poltroncina di rete nera, si era sporto in avanti, irrigidendosi. I suoi occhi grigi osservavano l’immagine tremolante della dottoressa Vasquez con attenzione, il viso corrucciato in un'espressione greve. D'un tratto fece un gesto, interrompendola. — Vasquez, prima che lei mi esponga le vostre ipotesi, le dirò la mia: questa roba puzza di psyop Cinese. Il fatto che la loro sonda non sia più rilevabile non significa che sia andata perduta: potrebbero aver attivato una tecnologia stealth a noi sconosciuta per rendercela invisibile. Detto questo, incrociò le braccia sul petto, inspirando decisamente. Una pausa che sembrava studiata per rinforzare il concetto. Vasquez non osò interromperlo. Thorne riprese a parlare con voce sempre più alterata. — E poi, mi scusi, ma quel diamine di «suono» a 432 Hz che vuole che sia se non un segnale generato dalla sonda stessa? Mi pare plausibile che abbiano scelto proprio quella frequenza «misteriosa» sapendo che la gente sui social e i giornalisti sarebbero andati a cercare informazioni in merito, trovandone a tonnellate. Vecchie cose, assai strampalate, però affascinanti. È tutta pappa buona per il delirio social! — proseguì, sempre più infervorato — E come può vedere sta funzionando alla grande. In sintesi estrema, — sentenziò — glielo dico senza peli sulla lingua: l’ipotesi più probabile in assoluto è che i Cinesi ci stiano prendendo per i fondelli! Aveva usato un tono da arringa. Ma la sua veemenza non sembrava aver provocato particolari reazioni alla dottoressa Vasquez. Lei ribatté prontamente, usando un tono di voce basso ma assertivo. — Questa è stata una delle ipotesi sul nostro tavolo, generale. Tuttavia, durante il nostro brainstorming con aiuto di A.I. , non siamo riusciti a chiudere il cerchio. Quale sarebbe il movente? Se la navicella è ancora lì, viva e vegeta, significa che ha raggiunto l’orbita. La convenienza cinese sarebbe festeggiare anche l’aggancio orbitale, oltre al record di velocità, non crede? Perché mai dovrebbero auto-boicottarsi, facendola sparire, offuscando il successo della loro stessa missione? Cosa gliene verrebbe in tasca? — A volte si decide di fare casino con il semplice obiettivo di fare casino, capisce? — la incalzò Thorne, ma in modo assai meno perentorio del solito. — Lei suppone che lo facciano per destabilizzare la sociosfera occidentale. Mi perdoni, ma l'ipotesi non ci convince. I monitoraggi dei trend ci dicono che anche i social network cinesi stanno impazzendo, come e forse più dei nostri. In questo delirio globale, i social cinesi sono in prima fila. La situazione pare stia sfuggendo di mano anche a loro, generale. Lui si mostrò comprensivo, facendo un cenno di assenso con il capo. Subito dopo proseguì, aggrottando decisamente la fronte. — Capisco, Vasquez, le sue obiezioni sono degne di nota. In ogni caso: qui al Pentagono crediamo che al momento ci siano troppe cose che non sappiamo. Anche per questo motivo, per il momento, noi continuiamo a ritenere l'ipotesi della psyop Cinese molto valida. Ma siamo pronti a cambiare idea in presenza di novità rilevanti, ci mancherebbe… Vasquez annuì. — Concordo sul fatto che servirebbero altri dati e altre prove. Un'altra ipotesi si basa sulla possibilità che nella zona dove è scomparsa la sonda sia presente un campo energetico di tipo ignoto. La sonda potrebbe essere intrappolata o dispersa all’interno di questo fenomeno cosmico non rilevabile. — E quanto alla frequenza misteriosa? Qualche ipotesi? — domandò Thorne. — La frequenza emessa potrebbe essere temporanea e causata dal disturbo, per esempio, causato dall'esplosione del reattore della sonda. Il fatto che la frequenza dell'onda sia a 432 Hz potrebbe essere una coincidenza casuale. Vasquez aveva concluso volgendo i palmi delle mani verso l’alto, come a lasciare intendere un grande «chissà!». Thorne evitò di ribattere . Si era mosso di nuovo sulla sedia; il viso era contratto in un’espressione di sforzo. Dopo aver scostato un poco la mano destra, riprese a parlare, tenendo gli occhi sul display integrato nel bracciolo. — Dottoressa, devo dire che questa conversazione mi è sembrata produttiva. Oggi non potevamo di certo giungere ad alcuna conclusione. Nel giro di poche ore le comunicherò il giorno e l’ora del mio arrivo a Merritt Island. Nel frattempo cerchiamo tutti di utilizzare le nostre risorse al massimo per scoprire qualcosa in più su questa strana faccenda. — Serviranno altri dati. Il mio sogno sarebbe avere direttamente i dati dei sensori della sonda! — fece lei, ostentando un bel sorriso. — Non disperi, dottoressa! Sulla possibilità di ottenere nuovi dati darò disposizioni a chi di dovere. — annunciò il generale con sicurezza, serrando i pugni. — Gli strumenti al momento hanno fatto il possibile, credo che la palla debba passare a umani fidati che sanno come muoversi. Non lasceremo il mistero irrisolto. E senz'altro non abbiamo alcuna intenzione di farci prendere per il naso dai Cinesi! — Benissimo, — rispose Vasquez — ci aggiorniamo quando vuole. Io resto a disposizione. Mi ha fatto molto piacere vederla, qui la aspettiamo tutti con ansia. A risentirci molto presto! — A presto dottoressa. Le invierò un messaggio dettagliato per l'organizzazione della prossima riunione. Per ora le auguro buona serata e buon lavoro. Dopo i saluti Thorne aveva chiuso la chiamata con un colpetto ben assestato sul pulsante rosso del piccolo display incastonato nel bracciolo. Alzandosi di scatto si diresse subito verso l’uscita. Era visibilmente elettrizzato dall'urgenza della situazione. All'improvviso tentennò. Si era reso conto di non aver chiesto alla dottoressa Vasquez se lei avesse interrogato anche quel John Evans, con il suo Prometheus. Scacciò subito il pensiero dalla mente: aveva appena deciso che, per il momento, delle diavolerie elettroniche ne aveva avuto abbastanza. L'intuito gli suggeriva che era giunto il momento dell’azione.