Capitolo #3 Tutto quanto fa spettacolo CNSA Conference Centers, Wenchang, Hainan, Cina -10 agosto 2049, ore 09:30 a.m. — Xu, credevo di sapere benissimo cosa dovevo aspettarmi per l’evento, ma tutto questo non sarà troppo? Mai vista tanta gente in sala durante le riprese, mai viste così tante zanzare… — Wei, stai tranquilla, non c’è niente di strano. La notizia è grossa, i social non parlano d’altro. I droni microcamera sono così tanti perché vogliono fare un video interattivo da distribuire ufficialmente in tutto il mondo. Tante zanzare che riprendono, tante possibilità di editing raffinato. La «diretta» andrà in differita di 13,8 secondi, come al solito. — Sì, capisco. Ma là in mezzo tra poco ci sarò io, non tu! — Ahaha! Hai ragione! Ma io resterò qui di fronte a te e so benissimo che ce la farai alla grande, come sempre, ti conosco bene! — esclamò Xu. Lin Wei gli aveva sorriso timidamente, scostando una lunga ciocca di capelli dalla fronte. — Wei, seriamente. Sai come si dice... «Il saggio agisce senza agire, e tutto si compie.» Lascia che il momento fluisca. Xu aveva pronunciato la citazione in modo dolce, per nulla enfatico. Spesso parlando muoveva leggermente una mano, con gesti lenti. Wei gli sorrise ancora, restando in silenzio; insieme si voltarono ad osservare di nuovo la grande sala conferenze del quartier generale della China National Space Administration, fervente di preparativi. Durante la sua carriera Lin Wei era stata in quella sala altre due volte: la prima per l'intervista di rito appena nominata direttrice, la seconda per una conferenza stampa organizzata quando il progetto Nettuno-Luce era ancora un abbozzo. Le altre volte, oltre ai partecipanti, c'erano solo alcuni tecnici e quattro o cinque osservatori in giacca e cravatta, muniti di vistosi pass appesi al collo. Se ne stavano in disparte, riparati dalle riprese dei droni- zanzara da una striscia adesiva verde incollata al pavimento. Questa volta, invece, gli osservatori autorizzati erano una piccola folla: almeno una trentina di uomini e donne in completi formali stazionavano al di là della riga verde, stipati come sardine. Sul lato opposto della sala due grandi bandiere rosse in tessuto controllabile da remoto facevano da ornamento al grande schermo centrale. In quel momento l'immagine che veniva proiettata era lo skyline della città. Al centro svettava l'iconico grattacielo Ti?nyùn T?, la Torre della Rima Celeste, con la sua sfera di vetro traslucido che brillava come una nota sospesa. — Xu, credo che ci siamo quasi. — disse Wei. Aveva appena obbligato il suo corpo a una postura rigida e composta, piegando leggermente il collo prima da un lato e poi dall'altro. I lunghi capelli neri si erano immediatamente riordinati da soli, in posizione impeccabile. Xu la osservò per un attimo con sincera ammirazione. — Come vedi il giornalista è già in piedi vicino alle sedie. Aspettiamo solo che entri in scena il grande capo Chen... — la informò. Chen Guangming, capo assoluto dell'agenzia spaziale Cinese, aveva varcato la soglia della sala in quell'istante. Con passo deciso e un sorriso che appariva disegnato sul volto, si era diretto speditamente al centro, per posizionarsi al fianco del giornalista. A Wei la scena era apparsa come un dejavù: le sembrava di aver già visto quella scena migliaia di volte nella sua vita. Xu sembrò aver intuito i suoi pensieri: — Wei, non preoccuparti, vedrai che non la faranno lunga, sarà una presentazione brevissima. I social sono monitorati in tempo reale. Sanno molto bene cosa pensa la gente di queste noiose introduzioni. L'attesa è troppo alta, entreranno quasi subito nel vivo. Lei strinse i pugni. Il suo viso ritrovò un accenno di sorriso. Un cambio repentino della luminosità modificò l’atmosfera della sala. Lo schermo stava iniziando ad alternare le immagini della città con brevi spezzoni video del viaggio della Lóngxìng Tàiyáng, ripreso dai telescopi orbitali. Lin Wei e Xu avevano già visto molte volte quelle immagini, ma ne rimasero ammirati ugualmente. Erano nitidissime, esageratamente vivide e al tempo stesso realistiche. Chiaramente l’editing A.I. finale era stato perfetto. Come previsto da Xu, le presentazioni furono brevi. Il giornalista aveva presentato il Direttore con tono pacato e professionale, scandendo le parole per conferire intensità. Chen Guangming si voltò verso una immaginaria immensa platea di spettatori e si limitò a qualche frase breve, pronunciata in un tono grave, che contrastava con l'accenno di sorriso che manteneva fisso sul volto. — Compagni, Cittadini, Amici, Patrioti Cinesi. Oggi sono realmente orgoglioso ed entusiasta di essere qui per presentare una persona alla quale, a nome della CNSA, della comunità scientifica Cinese e di tutti i Cinesi voglio semplicemente dire GRAZIE. — disse piegando leggermente il capo, per poi subito rialzarlo per dirigere lo sguardo verso la telecamera principale. — Il successo della missione Luce-Nettuno — proseguì — è stato limpido e assoluto, superando le nostre stesse aspettative. Il mondo ci sta guardando! L’Umanità intera ha visto la nostra sonda attraversare il Sistema Solare a una velocità che fino a solo cinque anni fa sarebbe stata ritenuta impossibile. Li Zhiming, mi creda, sono davvero molto emozionato. Vuole aiutarmi lei a introdurre la protagonista della serata? Il giornalista ostentò chiari cenni di assenso con il capo. Prima di parlare ruotò leggermente su sé stesso, allargando le braccia. — Certamente, Direttore Chen! Facciamolo insieme! — declamò. — Compagni, amici! Abbiamo l'onore di avere con noi stasera la persona che più di tutti ha contribuito a questo grande evento, che fa ancora più grande la nostra Grande Cina! Diamo tutti insieme il nostro caloroso benvenuto alla dottoressa Lin Wei! Wei si mosse rapida, come rapita da un riflesso automatico. Sul grande schermo alle spalle dei presentatori campeggiava una sua foto a mezzo busto. Nell’immagine era ritratta sorridente e serena, mentre indossava la giacca aderente bianca e blu dell’agenzia spaziale. Intuiva che in quel momento poteva permettersi di guardare il maxischermo solo fugacemente: doveva evitare qualunque distrazione. Cercò di raggiungere il centro della stanza senza mostrare esitazione. La attendevano le due poltroncine vuote e il giornalista, in piedi con un piccolo tablet in mano. Frastornata dalle luci, dal brusio delle persone in sala e dalla tensione palpabile che stava respirando, capì solo all'ultimo momento che il direttore Chen si era già defilato, con la massima discrezione. Il giornalista Li Zhiming in Cina era una istituzione. Tutte le grandi interviste e le presentazioni di eventi ufficiali di alta rilevanza venivano regolarmente affidate a lui. Da tempo ormai la gente si aspettava che fosse così. Nell'opinione pubblica cinese si era generato come un riflesso pavloviano: se un evento non è presentato/condotto da Li Zhiming, significa che non si tratta di qualcosa di davvero importante. Zhiming era pronto. Di colpo il suo sorriso sembrava più forzato, il volto si era fatto vagamente corrucciato. Disegnò un arco immaginario con il braccio destro per indicare la poltrona. Lin Wei accennò un inchino, unendo istintivamente le mani. Rapido, Zhiming cambiò ancora una volta espressione. Questa volta stava sorridendo solo con gli occhi: quell'uomo sembrava capace di trasformarsi a comando. Wei sedette al suo posto. Zhiming si accomodò sull'altra poltroncina, distante poco più di un metro. Era la messa in scena tipica delle interviste importanti in Cina, una tradizione da rispettare assolutamente. L'intervista iniziò con domande di rito, piuttosto scontate, alle quali Wei rispose senza nemmeno bisogno di concentrarsi molto. Le bastava riportare alla mente le risposte imparate a memoria la sera prima. — Che sensazione ha provato in quell’esatto istante, quando ha visto la velocità quasi-luce sul monitor di comando? — Oh! Un’emozione indescrivibile. Semplicemente indescrivibile! Nei minuti successivi, Zhiming si fece più incalzante, interrompendola più volte. Lei non si intimorì più di tanto: si trattava di una tecnica usuale, calcolata per dare realismo e ritmo alla trasmissione. Stava riuscendo a gestire tutto senza difficoltà e senza particolari imbarazzi. Domanda-risposta-sorriso/Domanda-risposta-volto corrucciato/Domanda... La scaletta scorreva fluida e prevedibile, sottolineata da continue e accurate variazioni delle luci in sala. La presenza delle zanzare era nascosta dall'azione combinata delle luci che si riflettevano sulle loro minuscole corazze: nessuno avrebbe potuto notarne la presenza nel video finale, neppure se l'avesse fatto analizzare da una A.I. specializzata. Le migliaia droni-camera erano praticamente invisibili anche ai presenti, tuttavia, visto anche l’enorme numero impiegato, era stato impossibile annullarne completamente il rumore, che rimaneva vagamente percepibile, Per un attimo, per associazione, Wei si ricordò di quello strano fischio: una sorta di sommesso brusio che era ormai una presenza costante all’interno del suo apparato uditivo. Sapeva che era ancora lì. Erano le zanzare a impedirle di distinguerlo chiaramente? Scacciò il pensiero per concentrarsi sull'intervista. — Quale è stato il problema più complesso che avete dovuto affrontare in questa straordinaria missione? — Senza ombra di dubbio l’efficienza degli scudi. Pensi che a quella velocità un singolo granello di polvere può avere la potenza di un ordigno nucleare! — E come siete riusciti a progettare scudi così robusti? Materiali speciali? — Anche, certo. Ma soprattutto facendo in modo che i laser deviassero i detriti prima dell’impatto: migliaia di deviazioni al secondo, per nostra fortuna tutte andate a buon fine… Alle 9.55 in punto un suono acuto, accompagnato da un bagliore delle luci di scena, annunciò la fine delle riprese. Wei restò leggermente interdetta. Il contrasto tra l'enfasi iniziale e la dimessa frettolosità delle operazioni per la chiusura dell'evento la lasciò perplessa. Improvvisamente nessuno sembrava più accorgersi di lei, nessuno le stava rivolgendo la parola o anche solo uno sguardo. Si ritrovò combattuta tra il sollievo di essere stata finalmente lasciata in pace e il disagio per la precarietà della situazione. Istintivamente cercò un volto amico tra la folla. Xu non si lasciò cogliere impreparato. — È andata bene, amica mia! Non ho mai avuto il minimo dubbio che sarebbe stato così! — Così come, scusa? — gli fece lei, accennando una smorfia sul viso — io non sono sicura che sia andata bene, verso metà intervista credo di essermi un po' persa... Lui la rassicurò subito , sgranando gli occhi per la sorpresa. — Wei, forse sei ancora emozionata e non riesci a rendertene conto. È stata l'intervista del secolo. Qualcosa di epocale. Guarda, ho seguito un po' i social sul mio bracciale mentre parlavi. Non puoi neppure immaginare: un trionfo è dire poco! Da oggi sei praticamente una rockstar! — le disse ridendo di gusto. La tensione era ormai sciolta. Wei riuscì a rilassarsi un poco, mentre il suo collega stava già spostando gli occhi verso l'esterno, cercando di individuare il corridoio che correva parallelo a quello principale. Un passaggio poco frequentato, che conduceva comunque all'uscita. Insieme si affrettarono a imboccarlo. Nell'arco di pochi secondi si ritrovarono avvolti da una tranquillità quasi irreale. Poco più avanti una figura femminile li attendeva. Xu la salutò con un frettoloso cenno della mano. — Dottoressa Lin! Mi perdoni, ma io sono stata dietro alle quinte tutto il tempo, non ho resistito, dovevo essere presente. È stato tutto perfetto, tutto bellissimo! E grazie infinite per le belle parole che ha dedicato alla squadra. — Cara Zhang Mei! — le rispose Wei dopo averla bene inquadrata — sono felicissima di vederti! Non hai nulla di che scusarti, ci mancherebbe! Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro della squadra della quale anche tu hai fatto parte. Sono io a dover ringraziare voi! La dottoressa Zhang sembrava a disagio. Se ne stava lì in piedi, con le gambe in una posizione chiaramente innaturale. Le sue mani si intrecciavano nervosamente mentre parlava. Wei le parlò con sincerità, guardandola negli occhi. — Ascolta, Mei, anch'io non vedevo l'ora di vederti. Ho urgenza di parlarti di tante cose. So bene quanto sei brava ad analizzare i dati in tempo reale. Sappiamo tutte e due di cosa stiamo parlando, vero? Io non vedo l'ora di lavorarci insieme. Speriamo che tutte queste celebrazioni finiscano presto! Il loro collega, che fino quel punto si era tenuto educatamente in disparte, si fece avanti per intervenire: — Fosse per me andrei in sala missione adesso e ci lavorerei tutta la notte! — esclamò Xu, sfoggiando uno dei suoi proverbiali sorrisi — tuttavia, sappiamo tutti e tre come stanno le cose: non ci lasceranno lavorare davvero fino a che le celebrazioni e gli annunci ufficiali non avranno sortito l'effetto desiderato. Questa cosa non ha una tempistica definita: dipende tutto dall'analisi degli umori della gente e delle entità sui social network mondiali… Le colleghe, immediatamente rabbuiate, annuirono. Senza dire una parola, guidati dai modi gentili ma decisi del loro amico- maggiordomo, proseguirono insieme lungo il corridoio, giungendo al punto dove le pareti si trasformano in barriere di vetro traslucido, segnalando la ricongiunzione con il passaggio principale. In fondo alla vetrata era chiaramente visibile l'uscita. Prima di lasciare l’edificio si fermarono per un momento nell'androne principale. Era arrivato il momento di salutarsi e di darsi appuntamento all'indomani per un altro evento al quale avrebbero partecipato. Sapevano che non avrebbero potuto andarsene insieme: appena fuori dall'edificio Lin Wei era attesa da una grande berlina blu con due guardie del corpo pronte a scortarla al suo appartamento. Attraversata la grande porta automatica, con la coda dell'occhio, Wei si rese conto di avere intravisto un volto conosciuto. — Dove ho già visto quest'uomo? — si domandò, portandosi una mano alla fronte. Era un uomo sulla sessantina, dai tratti occidentali, capelli radi e brizzolati, vestito in modo distinto e piuttosto ricercato. Lin Wei stava continuando la camminata verso l'auto a lei riservata, quando un lampo le illuminò la mente: si trattava di Marcus Hale, un tale di origine Inglese che aveva sposato quella sua ex compagna di liceo, proveniente da una famiglia cinese altolocata. Ai tempi era stata invitata al matrimonio, poi si erano quasi completamente persi di vista. Si domandò cosa ci facesse Hale in quel luogo e in quella situazione. Poi si ricordò che Marcus lavorava per il Governo Cinese come revisore delle traduzioni automatiche dei contratti governativi e come mediatore commerciale per il fondo sovrano statale. Trattandosi di un evento di portata globale, probabilmente gli avevano affidato qualche incarico. Piacevolmente tranquillizzata da questi pensieri, salì in macchina, accomodandosi sul sedile posteriore. L'auto partì senza emettere alcun rumore. Mentre cercava di concedersi un attimo di pace con sé stessa, si era accorta che il fischio era tornato a farle compagnia. Pensò che forse avrebbe dovuto indagare meglio questo problema. Continuava a percepire quel suono in modo nitido, e tuttavia per nulla fastidioso. Era forse un effetto dovuto all’auto suggestione? In realtà se lo stava sognando? Non trovò una risposta convincente. Decise di non preoccuparsene troppo, almeno per il momento. Il suo intuito le diceva che non era pericoloso. E che senz’altro non era dovuto ad una patologia: da quando aveva iniziato a percepirlo si era sempre sentita meglio del solito. — Fisicamente non sono mai stata meglio in vita mia! — pensò, abbandonandosi subito ad un’altra riflessione: — perché continuo a chiamarlo «fischio»? Dovrei piuttosto chiamarlo «Il mio suono». È sicuramente più appropriato. Poco prima, al cessare del ronzio dei droni-zanzara, ritornare a sentirlo distintamente le aveva provocato la stessa sensazione che provava da bambina quando si accoccolava tra le braccia di sua madre.